07/11/2009 di davidepaolillo

Voltaire
“Anche se la tua idea è contraria alla mia, io darei la vita purchè tu la tua idea la possa esprimere sempre e liberamente”. Voltaire
Ciò che più mi urta di tutta questa storia, non è tanto il possibile esito che potrebbe mantenere ancora più saldi i crocifissi nelle nostre scuole, ma la reazione animalesca di chi ritiene ingiusta la decisione della corte europea dei diritti dell’uomo. Mi riferisco in particolare alle parole del ministro della difesa Ignazio La Russa, al quale da cittadino italiano, vorrei dire che sono profondamente offeso dal essermi sentito dire che chi la pensa come il sottoscritto, tra cui la stessa alta corte per i diritti dell’uomo “possono morire”.
Ciò che più mi ha stancato di questoe politica è l’ntolleranza assoluta per ogni divergenza di pensiero, a prescindere anche dalle fonti. Che dei signori giudici come quelli che hanno elaborato una simile decisione vengano definiti persone che “non contano niente” quando non dei “parrucconi” mi fa sentire in pericolo.
La mancanza assoluta di rispetto per il diverso ideologico, oltre che materiale, non è degna di un ministro della repubblica. Trovo che un atteggiamento del genere sia ben più grave di qualsiasi scandalo sessuale.
Io posso accettare pacificamente che una simile sentenza possa deludere quando non stizzire qualcuno, ma data anche la posizione ed il livello da cui proviene tale giudizio mi aspetterei almeno una riflessione, un “personalmente non posso ritenermi felice, ma voglio capire come i giudici sono arrivati a stabilire ciò….”. Ad esempio. Chiedo così tanto?
Io chiedo solo che se ne possa parlare. Se sulla nostra nazione pesa una sentenza di questo tipo questo DEVE indurci almeno ad una riflessione, seria e serena. E se siamo d’accordo che certi processi culturali non possono andare avanti a suon di sentenze, però bisogna avere la dignità di discuterne.
A sto punto, dato che c’è un partito che certi confliti se li porta in grembo, cosa ne direbbe il Partito Democratico di sviluppare una seria riflessione in proposito? Se tale partito è davvero superiore e davvero democratico lo dimostri!
Davidao
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05/11/2009 di davidepaolillo
Per chi mi conosce sa che a Berlino ci ho passato uno degli anni più belli e più importanti della mia vita, è una città che amo nel profondo e per cui nutro un grande rispetto, per la sua sua storia e soprattutto per come ha saputo uscirne, trasformandosi in una delle città più aperte del mondo.
In questi giorni è venuto a trovarmi un carissimo amico si Berlino, Stephan, al quale ho chiesto di scrivermi un pensierino sulla caduta del muro. Eccolo qua, penso sia molto interessante:
“Die mauer”
Se non fossi venuto in italia oggi, mi sarei quasi dimenticato che il 9 novembre è finalmente caduto il muro. Per piu della metà della mia vita il 9/11 era solo la data della “reichspogrom”- cioe la reichskristallnacht”.(notte dei cristalli). Mentre abituarsi al secondo avvenimento è facile e bello, il ricordo del primo è sempre fortemente presente , anche nella vita quotidiana dove vivo io (berlin mitte).Certamente mi ricordo quel giorno 20 anni fa quando mia madre mi svegliava piangendo per raccontarmi le notizie. lei stessa era stata seperata da suo padre per piu di 12 anni a causa del “anti-faschistischer-schutzwall”. (“muro di protezione anti fascista”)
Oggi tutti i funzionarii responsabili per la costruzione del muro, e degli ordini di sparare alla gente che cercava di scappare, e delle torture/morti perpetrate ai prigionieri, ottengono una bella pensione.
Il muro “dentro le teste” esiste ancora, bisogna essere critici con se stessi, magari festeggiare con amici di tutto il mondo aiuta a rendersi conto, che fino a poco fa non era possibile.
Stephan
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04/11/2009 di davidepaolillo
Devo fare una precisazione relativa all’articolo precedente, ovvero l’origine del crocifisso nelle scuole. E’ vero che il regime fascista promulgò tutta una serie di leggi filoclericali passate sotto il nome di “restituzione”, che poi sfociarono nel concordato (ovvero la riconfessionalizzazione dell’Italia), ma è altrettanto vero vero che nelle scuole elementari (però non nei tribunali!) il crocifisso era presente già dai tempi di Cavour, quindi quando l’Italia non esisteva ancora. Però, qual’è la differenza?
Intanto accanto al crocifisso doveva esserci il ritratto del Re (come fu poi riformalizzato nel 1924) poi pare ci dovesse essere anche il simbolo della croce rossa (ma questo devo appurarlo). Il punto è che i fattori allora erano invertiti: la chiesa aveva il monopolio assoluto dell’istruzione elementare del regno, quindi l’inserimento del ritratto del Re andava a “marcare” un territorio da cui lo stato era assente. Oltre a questo il crocifisso era l’unico simbolo unanimemente riconosciuto in una penisola che NON parlava la tessa lingua, che NON comunicava con se stessa né in termini di strade né di commerci e che era abituata da secoli a continui cambi dei propri confini, nonché di sovrano. Situazione che parte da molto lontano, ovvero dalla caduta dell’Impero Romano (476 d.c.) in cui, crollato ogni riferimento, l’unica agenzia capace di fare rete per servizi quali ospedali e scuole in modo capillare era la chiesa.
Ora però le cose sono cambiate, i fattori si sono invertiti, il nostro simbolo nazionale ce l’abbiamo (il tricolore), la titolarità della scuola ce l’ha lo stato e soprattutto il crocifisso non è più elemento unificante ma parzialmente disgregante, sia per la crescente mescolanza di culture e popoli che sta avvenendo in Italia, sia per un atteggiamento strumentale di una certa politica che usa i simboli religiosi non per unire ma per dividere, sia per una chiesa che si mostra molto cattolica e molto poco cristiana.
Tutto ciò a livello storico, poi a livello politico la faccenda è più complessa, e sicuramente non può risolversi a colpi di sentenze.
D.
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03/11/2009 di davidepaolillo
Oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che: “La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni”(da Repubblica.it).
Devo dire che la cosa mi sembra la più ovvia del mondo. Se l’Italia vuole stare nell’Unione Europea e di conseguenza si dichiara quale stato NON confessionale, il cui principio unificante non può essere un’unica religione, Il crocifisso non può stare nei luoghi pubblici, tanto più in quelli educativi.
Il fatto che sia una “tradizione innocua”(Bersani) è tutta da verificare, anche perché tale “tradizione” proviene dal periodo della “restituzione” in cui il regime fascista concedeva alcune titolarità alla chiesa cattolica, tra cui la presenza del crocifisso nelle scuole elementari e nei tribunali, ergo non trattasi di tradizioni spontanee e naturali, anzi, prima del fascismo i nostri padri risorgimentali avevano ben pensato di distinguere i contesti stato-chiesa . Per il resto si da il caso che nei nostri territori il 10% della popolazione non sia di religione cattolica, e l’Italia, almeno in teoria, non deve il suo senso di esistenza alla chiesa romana cattolica apostolica. Continua a leggere
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31/10/2009 di davidepaolillo
Ieri, per chi non lo sapesse, a Bergamo si è tenuta una conferenza del movimento neofascista Casa Pound, dedicata alla destra radicale vista dalla sinistra radicale, rappresentata dal giornalista Ugo Tassinari. In tutta risposta la città ha organizzato un corteo antifascista a dimostrazione che “Bergamo non è fascista!”. Per quanto mi riguarda su certi temi è bene che la guardia resti sempre molto alta. Ci sono dei valori che sono sacri e come tali vanno difesi, però… però… però…
Siamo sicuri che Casa Pound e derivati siano un autentico pericolo per la democrazia italiana? Certo, molti di questi sono gente brutta e violenta (si ricordi il duplice incendio subito dal centro sociale Pacì Paciana) e gli si deve stare col fiato sul collo, ma la mia impressione è che si guardi l’albero perdendo di vista il bosco… Continua a leggere
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22/10/2009 di davidepaolillo
Queste sono le prime vere (o quasi) primarie del Partito Democratico, un partito con un bell’obiettivo, ma dalla struttura ancora liquida, con diverse forze che stanno ancora cercando di assestarsi. All’interno del PD ci sono degli equilibri interni che si sono ritagliati il loro spazio, o meglio, per dirla come Goffredo Bettini: “un tempo se una dirigenza di partito falliva il suo compito, si cambiava dirigenza, oggi la dirigenza resta e cambia il partito”… Insomma, io credo che queste siano ancora delle primarie a metà. Il fatto che i tre candidati non abbiano voluto avere un confronto pubblico davanti al mezzo che forma l’opinione del 80-90% degli italiani (la tv) è un assurdo! Continua a leggere
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19/10/2009 di davidepaolillo
Io non ho la minima idea di cosa significhi stare 20 anni in un partito e scegliere di entrare in un altro. Posso solo provare ad immaginarlo. Della conferenza stampa di oggi più che sulle parole, che per chi frequenta Marcello sono ormai un mantra da diversi mesi
, mi sono concentrato sulle emozioni che vibravano in sala. Secondo me non era roba da poco. Ho notato nei suoi compagni storici una certa commozione, un po’ di ammirazione e rispetto, se non altro per chi ha il coraggio di smarcarsi, di rompere gli indugi, di andare in fuga. Lo stesso Marcello era visibilmente emozionato… e ci mancherebbe… Anche perché se solo ci fosse stata una possibilità di seguire un vero progetto all’interno dei verdi, dei verdi più europei, più seri, più pragmatici, non se ne sarebbe andato nessuno. Nessuno di quelli bravi, diciamo.
Le emozioni non venivano però solo dai vecchi compagni, ma anche da quelli nuovi. Nel PD c’è bisogno di una sana biodiversità di idee, di metodi, di capacità di relazione, di freschezza, e questo, qualcuno, lo sa bene.
Io penso che il PD abbia fatto un ottimo acquisto, mi auguro piuttosto che lo sappia valorizzare come merita.
May the force be with you.
D.
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17/10/2009 di davidepaolillo
Al di là del contenuto, ieri ho visto qualcosa che mi è piaciuto…qualcosa quasi di sinistra: Mi è piaciuto nella sua forma, i tre candidati pur confliggendo nei particolari hanno saputo reggere un bel confronto, certo, con qualche gomitata e qualche sgambetto, ma pur sempre un bel confronto civile, rispettandosi e rispettando le regole del gioco; nonché i giornalisti, pertinenti, educati, ma decisi e e severi nel far rispettare le regole del giuoco e anche nel porre le domande.
Per una volta mi permetto di dire che il PD ha dato una bella immagine di se, un’immagine civile, un’immagine di come dovrebbe essere l’Italia. Il problema è che la cosa è girata solo su youdem, la tv online/satellitare del PD, che credo faccia meno ascolti di tele Gandino libera.
Si dice che i tre non vogliano il confronto alla RAI… e perchè mai? Perchè qualcuno ha paura di perderci? Forse, ma siamo sicuri che invece non ci si guadagni tutti? Il PD deve dare un’immagine di come intende la società, di come intende l’Italia, e questa è un’ottima occasione, non solo per i contenuti, ma anche per i modi. Io sono convinto che la differenza la possano cogliere in tanti, tanti che magari al PD non ci hanno mai pensato, ma che magari una curiosata gliela danno. Per farci scegliere dobbiamo farci conoscere, quanto ci serve per capirla?
D.
P.S. Forzaaa Marinoooo! tatà tatà tà!
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15/10/2009 di davidepaolillo
A disposizione di quasi tuti gli abitanti della terra esiste un testo MAGNIFICO di Renè Girard chiamato “La violenza e il sacro”, in cui si sostiene che ogni atto fondativo riguardante la nascita una religione, di un’etnia o di una stirpe, deve essere impastato col sangue di una vittima sacrificale. A mio modesto avviso il peccato originale del PD fu quello di non aver accettato da subito che ci potesse essere un sano scontro al proprio interno, che consentisse il delinearsi di un profilo più netto del partito. Si scelse di mettere il ma-anchista Veltroni credendo che fosse possibile evitare il conflitto, ma questo, quando va formandosi un’identità collettiva, non è possibile.
Ora, forse, è arrivato il momento. Immoliamo (figurativamente) la Binetti! Sacrifichiamola sull’altare della democrazia e usiamo il suo sangue (immaginario) come coagulante per le varie anime del partito. Se la nostra Repubblica ha avuto bisogno di vedere Mussolini penzolante per i piedi, per sigillare un nuovo inizio il PD ha bisogno del SUO, metaforico, atto di sangue (ovviamente in maniera assolutamente figurativa).
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15/10/2009 di davidepaolillo
Forse bisognava affogare nella cacca prima di rendersene conto, forse si è dovuti passare per la mignottocrazia, sta di fatto che due mondi che forse si credevano paralleli, di cui uno più verticale e l’altro più orizzontale, stavano in realtà convergendo verso una collisione, fino a far nascere un nuovo movimento femminista. La cosa sarebbe molto interessante. Del resto in un paese che delegittima i propri elementi fondativi (resistenza, costituzione ecc.) non ci si poteva aspettare che determinate conquiste sociali venissero lasciate al loro posto.
Quindi, ammesso e non concesso che questa onda di rivolta che attualmente è ancora tiepida si costituisca a movimento vero e proprio, mi chiedo come si configuri oggi, a fine 2009.
Riproporre le stesse ricette degli anni ‘70 sarebbe un suicidio. Il tutto non può più essere impostato sulla demonizzazione del maschile, sul meccanismo vinco-io-perdi tu. Se questo nuovo femminismo vuole avere successo deve essere capace di distinguere tra maschile e maschilismo e sapersi alleare con la parte sana del maschile, quella della lealtà, del coraggio, della chiarezza, della semplicità ecc.
Parlando con un esperto della materia, un vero e proprio studioso del fenomeno femminista, mi diceva che il femminismo anni ‘70 convergeva, immagino inconsapevolmente, verso una deriva omo-culturale, o meglio, una deriva che escludeva il maschile a priori, rischiando così una forma di autosterilizzazione, cosa che qualcunaltro aveva definito come atteggiamento a matrice perfettamente maschilista, laddove per maschilismo si intende la prepotenza, la durezza e l’esclusione aprioristica dell’altro come risorsa o come ricchezza, ma semmai solo come elemento da sfruttare..
Se un nuovo femminismo vuole rinascere e avere successo, occorre che questo abbia una matrice ed una deriva ” etero-culturale“, in cui donne e uomini non debbano stravolgere la propria natura-cultura: la donna che per farsi rispettare si maschilizza e l’uomo che per timore di offendere il femminile annulla la propria mascolinità. Se vogliamo che un nuovo e più giusto modello sociale emerga, e sia capace di incidere anche a livello popolare (perchè qui sta il problema) , bisogna che maschile e femminile possano coesistere in modo complementare, mantenendo la propria identità di genere e riconoscendo la legittimità e la ricchezza dell’altro, sapendo che una parte dell’altro è presente anche dentro di noi.
E nel pieno della mia virilità dico: “non sono una donna a disposizione del premier!”.
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