Devo fare una precisazione relativa all’articolo precedente, ovvero l’origine del crocifisso nelle scuole. E’ vero che il regime fascista promulgò tutta una serie di leggi filoclericali passate sotto il nome di “restituzione”, che poi sfociarono nel concordato (ovvero la riconfessionalizzazione dell’Italia), ma è altrettanto vero vero che nelle scuole elementari (però non nei tribunali!) il crocifisso era presente già dai tempi di Cavour, quindi quando l’Italia non esisteva ancora. Però, qual’è la differenza?
Intanto accanto al crocifisso doveva esserci il ritratto del Re (come fu poi riformalizzato nel 1924) poi pare ci dovesse essere anche il simbolo della croce rossa (ma questo devo appurarlo). Il punto è che i fattori allora erano invertiti: la chiesa aveva il monopolio assoluto dell’istruzione elementare del regno, quindi l’inserimento del ritratto del Re andava a “marcare” un territorio da cui lo stato era assente. Oltre a questo il crocifisso era l’unico simbolo unanimemente riconosciuto in una penisola che NON parlava la tessa lingua, che NON comunicava con se stessa né in termini di strade né di commerci e che era abituata da secoli a continui cambi dei propri confini, nonché di sovrano. Situazione che parte da molto lontano, ovvero dalla caduta dell’Impero Romano (476 d.c.) in cui, crollato ogni riferimento, l’unica agenzia capace di fare rete per servizi quali ospedali e scuole in modo capillare era la chiesa.
Ora però le cose sono cambiate, i fattori si sono invertiti, il nostro simbolo nazionale ce l’abbiamo (il tricolore), la titolarità della scuola ce l’ha lo stato e soprattutto il crocifisso non è più elemento unificante ma parzialmente disgregante, sia per la crescente mescolanza di culture e popoli che sta avvenendo in Italia, sia per un atteggiamento strumentale di una certa politica che usa i simboli religiosi non per unire ma per dividere, sia per una chiesa che si mostra molto cattolica e molto poco cristiana.
Tutto ciò a livello storico, poi a livello politico la faccenda è più complessa, e sicuramente non può risolversi a colpi di sentenze.
D.
Grazie Signore tu sei indubitabile nella tua esistenza, il tuo Nome non ha pari, grazie perchè noi cattolici sappiamo che vuoi guarire quelli che sono ciechi (come i parrucconi della Corte di Srasburgo) e non riconoscono la tua presenza, o dubitano su di essa. Grazie perchè vuoi guarire anche quelli che non ti riconoscono in Cristo.
Ma per noi poveri uomini cattolici, oltre a pregare per i cechi è giunto anche il momento di contarci e far contare la nostra fede anche con il boicottaggio e il voto contrario agli afflitti dalla misologia che sono odiatori di persone, misantropi oltre ad essere odiatori delle ragioni e radici della religione cattolica. In poche parole scendiamo in piazza e pretendiamo dai nostri rappresentanti politici di mobilitarsi contro questi pseudo intellettuali del pseudo pensiero superiore.
Marcello, ma guarda che nessuno nega il diritto di un cattolico a manifestarsi tale, mica siamo nella Russia di Stalin, anzi, siamo in un paese tradizionalmente cattolico dove risiede pure la Santa Sede. Quello che cerco di dire è semplicemente che il crocifisso nelle scuole pubbliche ha un suo senso storico molto preciso che è stato superato, anche dal fatto che l’Italia avrebbe la pretesa di essere una repubblica laica (altrimenti non potrebbe stare in Europa) e non uno stato confessionale.
Io credo che coniugare tradizione e cultura cattolica con la laicità dello stato sia possibile, e ho detto anche che certi processi culturali comunque non si risolvono a colpi di sentenze. Per realizzare ciò si parte dal riconoscimento dell’esistenza, della dignità e della legittimità altrui, se c’è questo una soluzione si trova sempre. La mia sensazione è che qualcuno una simile soluzione non abbia alcuna intenzione di trovarla.
chi è rappresentato in quel patibolo è morto per assumere su di se i peccati degli uomini, anche per i peccati dei Giudici di Strasburgo. Si vergognino per la loro laicista sentenza.
Ma sai Marcello apprezzo molto la tua generosità, ma i miei peccati me li tengo con estrema gelosia. Se proprio dovesse andare come dici tu sono sicuro che scenderai dal paradiso a trovarmi all’inferno con esemplare compassione. Però, nel frattempo lascia libero chi non la pensa come te, alla peggio ci troveremo a pagare un conto più salato davanti al padre eterno (e se fosse Buddha? Allah, Manitou…), e se sei veramente cristiano dacci la possibilità di sbagliare.
La considerazione finale di Marcello mi richiama il problema fondamentale con cui ci si scontra nella scena politica contemporanea.
Ci sono attori che hanno la capacità di rifondare la realtà a partire dalle parole, creando e imponendo significanti e significati che poi marcano e definiscono il terreno di confronto. Si arriva ai paradossi delle giustificazioni preventive (“con le cose che sto per affermare non vorrei mi si prendesse per laicista”) o delle scuse postume (“non è vero che sono laicista”).
“Laicista” è un neologismo coniato per gettare discredito sulle persone, in primo luogo, e sulle loro posizioni, poi. Purtroppo non si può dire che sia una parola priva di significato, ché nel momento in cui la parola entra nella discussione pubblica con il significato che le viene assegnato, il significato si impone. (Al limite, si dovrebbe avere la freddezza di rifiutarne l’uso).
Un punto è molto chiaro: sentenza “laicista” non significa nulla.
Aggiungerò una considerazione ulteriore, rifrasando le considerazioni di Davidao.
Nessun laico impedirà mai a un cattolico di ritenere che “chi è rappresentato in quel patibolo è morto per assumere su di se i peccati degli uomini, anche per i peccati dei Giudici di Strasburgo”. Di certo non in Italia, nel XXI secolo.
Pure, determinati cattolici sembrano voler imporre a tutti come un fatto acclarato le loro convinzioni. Si potrebbe mai parlare, che ne so, di cattolicismo?
[Riflessione fra parentesi. Viene spesso da chiedersi, dei fatti di cui ci si occupa, se siano temi per cui valga la pena di fare can can, o se siano temi marginali, di cui ci si dovrebbe preoccupare meno di altri. Il crocifisso oggi, altri nelle scorse settimane, senza stare a fare troppi esempi. Si tratta di temi tutto sommato marginali - per numeri, in certi casi, per significatività, in altri - che pure vanno ad occupare una bella fetta dello spazio pubblico di discussione. Non per fare del benaltrismo (altro neologismo orrendo), però la riflessione viene: teniamo davvero sotto controllo i temi, oppure lasciamo che altri gestiscano l'agenda? E, nel momento in cui riusciamo ad inserire temi in agenda, siamo sicuri di scegliere quelli migliori, o di dare loro il peso corretto? intendo dire: se nei prossimi giorni ci si fossilizzerà a discutere di crocifissi ed aule, si lascerà una volta di più spazio libero e campo apertissimo a coloro che ci nutrono di discussioni sul nulla. Con le poche cartucce mediatiche che abbiamo a disposizione, ne vale la pena? Detto laicamente, senza nessuna certezza]
Ci ritorno ancora caro Davide ad intermittenza perchè ho impegni che non mi consentono troppo di stare al computer. Tuttavia, gentile David, ti invito a riflettere che la nostra laica Repubblica non é affatto in antitesi con il crocefisso esposto nelle scuole, nei carceri, negli ospedali, nei tribunali e in qualsiasi altro luogo, e nemmeno che il nostro sia uno stato confessionale. Non ricordi? libero stato in libera chiesa, date a Cesare quel che é di Cesare eccetera, eccetera.
Il problema é che in Europa s’aggirava uno spettro – lo spettro del laicismo e sottolineo laicismo – sono tornate purtroppo quelle vecchie lenze di Marx ed Engels, in servizio attivo dopo un secolo e mezzo e al loro celeberrimo incipit del loro manifesto, tramite i giudici di Strasburgo hanno sostituito una sola parola, laicismo al posto di comunismo.
Ti piace il calcio? Ti offro una nazionale di super laicisti.
La rosa: Josè Luis Zapatero (commissario tecnico) Piergiorgio odifreddi (super visore) Umberto Eco (portiere) Piero Angela (terzino destro) Giacinto detto Marco Pannella (terzino destro) Fabio Fazio (mediano) Emma Bonino (stopper) Paolo Mieli (libero) Jovanotti quello che crede che i Vangeli li abbiano scritti
Minà e Fidel (ala destra) Maurizio Costanzo (regista dietro le punte) Corrado Augias (centravanti) Eugenio Scalfari quello che ha creato Dio (regista) Margherita Hac (ala sinistra)
Riserve: Umberto Veronosi, Gianfranco Finio, Dario Fo, Giulio Giorello.
Raccattapalle: Romano Prodi, Rosy Bindi , Enzo Bianchi, Giuseppe Alberigo.
Caro Davide ho voluto scherzarci un po su, ma per tornare alle cose serie mi viene in mente il libro CUORE di Edemondo De Amicis e mi immagino con groppo alla gola cosa sarebbe stata per il buon Garrone quell’aula senza il crocefisso che é li innocente ed esperge amore per tutti: credenti e non credenti e anche per i super laicisti caserecci, alle vongole per dirla con colui che ha creato Dio.
CVD.
Magari, l’approssimazione lessico-sintattico-formale fa simpatia (quel colui che ha creato Dio finale è una perla di umorismo involontario).
Se però ci si sofferma un minuto e si prova a leggere sul serio, si constata un fatto semplice semplice: non ci sono argomenti.
Va così un po’ in ogni discussione contemporanea. Chi ha adottato la tattica in maniera cosciente ha ottenuto di diffonderne una pratica incosciente e pervasiva.
Marcello procede con il classico metodo di predicare un fatto e considerarlo acclarato: quanto lui ritiene vero (“penso che in Europa si aggiri lo spettro del laicismo“) viene oggettivato e reso un fatto, tout court.
Cosìè il laicismo, Marcello? La tua listarella di laicisti (in cui si includono anche credenti, btw) quale tesi dimostra?
1) Quando Antonin Artaud se ne va nel 1936 in un paesino sperduto del Messico non contaminato dall’occidente (“al paese dei Tarahumaras” Adelphi, 1966) per uscire dalla dipendenza dell’oppio, conoscere il peyote e per farsi cmq un viaggio, nota dei crocifissi di pietra ovunque. Capisce subito dopo che in realtà ciascuna di quelle sculture rappresenta un uomo in posizione eretta con le braccia aperte nell’atto di dare il benvenuto al prossimo.
2) Il comico scozzese Billy Connolly porta la famiglia in vacanza nel sud dell’Italia. Quando i Connolly durante una passeggiata in un imprecisatà città si imbattono in una processione, il piccolo Connolly, sgomento, chiede al padre chi rappresenti la persona morente sul crocifisso. Il padre gli spiega che è Cristo e il figlio: “Ma chi? Gesù bambino?” e giù in un infinito pianto… nel frattempo il padre ricorda di persone che danzavano e cantavano.
Oh parbleu, definire enzo bianchi un laicista mi sembra un po’ troppo, ma al di la di queste definizioni, ammess e non concesso il termine laicismo, di cosa stiamo parlando?
Qui non si tratta di negare un diritto di religione, ma di garantirli tutti, anche qulli di non religione e trovare dei valori comuni a tutte queste confessioni che possano essere riuniti sotto un unico simbolo, che per forza di cose non può essere un simbolo religioso ma un simbolo laico.
Il fatto è che in uno stato di diritto non può esserci una religione sotto la quale le altre sono tutte uguali. Tutte le religioni avrebbero il diritto di pensarla così. In Italia il cattolicesimo è un patrimonio culturale, anche mio e ad ogni modo resta dominatore incontrastato, l’unica novità è che non ha il monopolio assoluto della spiritualità nazionale e nemmeno dei suoi simboli…dopo 1700-1800 anni dall’imperatore Costantino che la dichiarò religione di stato… ci può anche stare.
D.
Ebbene caro davidepaolillo sono all’ultima replica, anche perchè come sostieni non ci sono argomenti e quindi cosa discutiamo per fare? Il fatto é questo, per noi cattolici colui che è simboleggiato in quella croce é il trascendente é Dio cioè il tutto, mentre per l’immanente soprattutto ateo e laicista il simbolo che fonda radici lontane anche nell’arte, nella letteratura, nel costume, eccetera eccetera: Ci sono milioni di persone (sparse nel mondo che forti di quella cultura a quel cadavere inchiodato sulla croce) sono li tra i lebrosi, tra gli ultimi degli ultimi, spessa a costo della propria vita, a tendere mani generose in silenzio e ingobbite dal dolore e il cui unico sollievo è quello di volgere gli occhi al crocifisso per elevare le proprie preghiere di ringraziamento. E tu mi parli che non ci sono argomenti? La sentenza di Strasburgo è saccente, irriverente e pretestuosa. Ecco di cosa parliamo, e se vogliamo proprio cercare dei parallelismo allora perchè non si tolgono tutti i simboli laici, Via la foto di Napolitano nelle caserme e nelle scuole, via le toghe e gli armellini dei magistrati, via tutto e che ci rimane? Questa sentenza avrà reso felice la Signora Soile Lautsi e pochi altri, mentre tantissime persone sono rimaste scioccate da cotanta tracotanza. I magistrati sono persone e qualcuno ha detto che l’umanità non è altre che il polvuscolo sul piatto della bilancia. Caro Davidepaolillo mi pare di avvertire che anche a te questa sentenza non soddisfa del tutto, In quanto a me ho quasi 70 anni e nella vita ne ho viste tante, ma credimi, c’è un rapporto intimo tra me e Dio, ho anche una bella famiglia e alla sera con la mia compagna Recitiamo (in intimità )il Santo Rosario a beneficio degli abitanti di questo Pianeta e mi chiedo che diritto hanno questi magistrati ad offendere i sentimenti religiosi tutelati anche dalla nostra Carta Costituzionale. L’Europa è composta da tante Nazioni ognuna delle quali ha le sue radici e i suoi fondamenti culturali. Che faranno poi? Abbatteranno pure tutte le chiese e cattedrali sparse nell’Europa. Sei liberissimo caro davidepaolillo, se accadrà che io discenda dal Paradiso all’inferno ti porterò un lavazza rossa preparato da Bonolis. Ti saluto e ti auguro ogni bene.
A dire che non trova argomenti non è davidepaolillo, ma il soprascritto ale. Davidepaolillo è molto più diplomatico e assertivo di quanto io non sia mai stato.
Per milioni di persone, ci dici, quel feticcio (ehm) rappresenta moltissimo. In nome di ciò che quel simulacro (ehm) rappresenta, milioni di persone nel mondo si impegnano quotidianamente, chi a curare i lebbrosi, chi a recitare rosarii.
Va benissimo. Niente e nessuno vuole negare questi fatti e queste libertà.
Si chiede semplicemente allo Stato di riconoscere le diversità. Di riconoscere che quel simbolo non può diventare un valore universale e universalmente imposto, con la sua ostensione obbligatoria nei luoghi pubblici.
Ma non potrebbe valere la pena di riconoscere e preservare l’importanza del simbolo, facendo delle scelte? L’ostensione universale corre il rischio di ridurlo a un pezzo d’arredo: c’è, ma non si vede, si appende e non si spolvera, è storto ma non lo si nota.
Preservatelo, il crocefisso, se è così importante. Tenetelo fuori della discussione pubblica, curate la sua esposizione nei luoghi che lo valorizzano, chiese, case, aule di scuole cattoliche, financo nelle palestre degli oratori. Ma non imponetelo così, visto che non lo ritenete un pezzo d’arredo.
Il dibattito che ha seguito la sentenza della Corte di Strasburgo sull’ esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche è troppo aspro, astioso e fondato quasi sempre su sentimenti e passioni, legittime e apprezzabili, ma assolutamente inadeguate a discutere il problema.
L’ esposizione dei crocifissi nelle scuole e negli altri uffici pubblici era giustificata dal Trattato del Laterano del 1929 che all’ art. 1 richiamava il principio affermato dallo statuto albertino del 1848, secondo il quale la religione cattolica era l’unica religione dello Stato.
Per le scuole esisteva speciali disposizioni legislative emanate verso la fine degli venti, mentre per altri uffici pubblici e per le aule di giustizia la disposozione sui crocifissi era semplicemente indicata da circolari ministeriali.
Ora è di tutta evidenza che le norme citate, pattizie o meno che siano, debbono considerarsi affatto superate. Ne deriva l’ assoluta non obbligatorietà dell’ esposizione di cui si parla.
Questo non significa vietare i crocifissi, ma non si può neppure ricorrere al risibile escamotage, utilizzato forse per non urtare la suscettibilità della C.E.I., che attribuisce a questo simbolo religioso un segno di tradizione della nostra cultura. Il crocifisso non può assumere significato e valore diverso a seconda del luogo in cui è esposto: in Chiesa è simbolo di fede, a scuola ricorda semplicemente le nostre tradizioni.
Credo piuttosto che i nostri politici dovrebbero studiare meglio il problema e cercarne una adeguata soluzione legislativa, invece di inveire contro questa o altre sentenze e magari anche contro i singoli magistrati che compongono le assise giudicanti.
Sergio, che dire, grazie della lucida e competente esposizione. Chapeau.
PS “non obbligatorietà”. Questo è il punto…
Caro Davide, ti butto lì alcune riflessioni, poi vediamo se è il caso di elaborare ulteriormente.
1. La sentenza della Corte è stata, forse, improvvida: credo che le decisioni che investono degli ambiti simbolici così rilevanti debbano essere il frutto di un processo condiviso, di un largo consenso, piuttosto che di una decisione di tribunale.
Detto questo, trovo molto gravi i commenti di quelli che hanno definito la Corte come un’entità aliena. La CEDU è nata nel 1950 per salvaguardare i diritti umani e le libertà fondamentali dopo due guerre mondiali e in mezzo a opposti totalitarismi.
Uno può anche essere in disaccordo con questa sentenza, ma buttare nel gabinetto la Corte in quanto tale (addirittura più di uno ha invocato di “uscire dall’Europa”) è davvero preoccupante.
2. Si fa moltissima confusione tra “laicità dello stato” e “scristianizzazione della società”, che sono due cose diverse.
L’argomento dei cristianisti è che la laicità dello stato porta alla scristianizzazione, ossia è ipso facto anticristiano. Io credo, al contrario, che proprio uno stato sanamente laico (senza eccessi nel senso opposto, tipo divieto di mostrare simboli religiosi INDIVIDUALI, come avviene in Francia) sia invece la migliore garanzia e tutela delle libertà individuali e collettive, in primis quella religiosa.
La “scristianizzazione della società” non dipende certo dalla laicità dello stato, ma da una serie di fattori culturali molto più complessi. Suggerisco di andare in un’edicola o di accendere la televisione (Grande Fratello, Uomini e Donne di Maria de Filippi, veline, letterine, ultime notizie sulla vita di Briatore, ecc.) per farsi un’idea.
3. A cosa serve un simbolo se, di fatto, è svuotato del suo contenuto? O come si può difendere un simbolo senza preoccuparsi della coerenza con comportamenti e valori? Come si fa a difendere il crocifisso sul muro se poi si invitano i “negri di merda” (letto su un gruppo di difesa al crocifisso) ad andare “a fanculo”? Crocifisso sul muro e poi prendere a cannonate i barconi dei migranti, oppure andare ad applaudire quello che propone di bruciare “i bambini dei zingari”?
(segue)
(seguito)
4. Nei giorni scorsi ho dato un’occhiata in giro. Ci sono una rabbia, un vittimismo e un astio veramente incredibili.
L’argomento che salta fuori più spesso è che questa sentenza è colpa degli immigrati (meglio se musulmani/arabi), che al loro paese “non ci lasciano costruire le chiese” (cosa non vera) e “ci ammazzano” (mah, a Dubai ho visto decine di migliaia di occidentali in buonissima salute!), e che se ne dovrebbero tornare a casa loro.
In altre parole: non c’entra niente Gesù Cristo, la Santa Chiesa Cattolica, Papa Ratzinger, ecc. Il problema, per molti, è di non darla vinta agli immigrati (anche detti, molto cristianamente, “negri di merda”) e di provare, a noi stessi prima di tutto, che siamo “padroni a casa nostra”. Questa è una linea sposata da DECINE DI MIGLIAIA di persone che non sono credenti, ma che vedono nel crocifisso un simbolo “nazionale”, insomma una sorta di tatuaggio tribale (non voglio offendere nessuno, è solo che hanno la stessa funzione sociale in questo caso!). Cioè: indipendentemente dal suo valore teologico, teniamo i crocifissi sul muro come dichiarazione di identità etnica/nazionale.
Il signor Bersani, con le sue stolte dichiarazioni, ha avallato questa linea di pensiero.
5. Ho letto moltissimi commenti e mi pare che venga fuori l’immagine di una grandissima fragilità e crisi di identità. Per molti, togliere il crocifisso dal muro vuol dire togliere l’unico punto di riferimento per definire la propria identità. Credo che ci voglia molto rispetto e molta comprensione (ognuno poi ha le sue coperte di Linus, no?), ma credo che sia necessario dire che tutta questa retorica delle “radici” è un segno di paura. L’albero si regge in piedi perché ha delle radici piantate nel terreno, ma anche delle fronde che si protendono verso il cielo e la luce (il nuovo). Ovviamente parlare di FUTURO in un momento di crisi economica, crisi di valori, crisi di fiducia, ecc. è molto difficile, ma tutto questo ripiegamento retorico e tra l’altro spesso storicamente falsato (*) sulle tradizioni è veramente malsano.
(*) L’idea di una tradizione cattolica rimasta immutata e invariabile nei secoli dei secoli è falsa. Ovviamente, tutto si evolve e si modifica.
6. Come non vedere l’ipocrisia di quei personaggi politici che, dopo aver razzolato malissimo, ora si mettono a predicare sui valori cristiani? Ma per favore!
ale:
Il corrispettivo di “laicismo” è “CRISTIANISMO” (i suoi seguaci, “cristianisti”): è il cristianesimo svuotato della figura viva di Gesù Cristo e ridotto a ideologia politica.
Dopo di ciò, avrei altre considerazioni, ma riguardano sostanzialmente il mio modo di essere cristiano (a modo mio). Eh già, signor Marcello, ci sono cristiani che credono che uno stato laico possa essere la migliore garanzia anche per un autentico sviluppo del cristianesimo! Perché non è dai crocifissi sui muri e per le strade che dovrebbe dipendere il modo di comportarsi e di avere determinati valori e priorità nella vita. Però parliamone, confrontiamoci in modo civile, anche con punti di vista diversi. Tutto questo clima da guerra santa, da “armiamoci e partiamo per le Crociate” mi pare veramente malato, oltre che francamente poco evangelico.
Riporto qui una lettera della comunità evangelica di Bergamo che mi sembramolto interessante:
Egregio direttore,
Non è nostra abitudine intervenire a tutti i costi e pubblicamente su questioni scottanti: visto il clima che si respira in Italia negli ultimi mesi, dovremmo assumere in pianta stabile un ufficio stampa superefficiente.
Lo facciamo in occasione della recente sentenza della Corte di giustizia europea perché ci sembra doveroso far sentire, in tanto stracciare di vesti, una voce diversa, proprio in nome di quel pluralismo che i paladini del crocifisso rimproverano come deficitario ai “soloni” della Corte di giustizia europea.
Noi siamo contrari all’ostensione del crocifisso nei luoghi pubblici non in nome di un becero laicismo, ma proprio in quanto credenti: le motivazioni che ci spingono a non considerare un simbolo religioso alla stregua di un fenomeno identitario sono profondamente teologiche. Potranno anche essere sbagliate (non sta a noi dirlo), ma dovranno pur essere rese note nel dibattito pubblico!
Siamo contrari al crocifisso nei luoghi pubblici non perché animati da sentimenti anticristiani (men che meno anticattolici), ma, al contrario, perché non vogliamo che venga travisato il significato della morte e risurrezione di Gesù Cristo, trasformando il crocifisso in un complemento d’arredo. Non si dimentichi che Gesù è stato messo a morte da una micidiale miscela di potere politico e di potere religioso.
Sul piano strettamente ecumenico, ci spiace dover continuare a sentire il luogo comune secondo cui il crocifisso sarebbe un simbolo culturale di valori profondamente umani e benefici per la comunità. Sostenere che il crocifisso sia un simbolo culturale più che religioso, connaturato all’italianità, significa depotenziare il significato teologico e forzare l’evidenza dei fatti. Il crocifisso è stato infatti imposto nelle classi dal fascismo assieme al ritratto del Duce e alla dichiarazione del cattolicesimo come religione di Stato, con tutte le perniciose conseguenze che ne sono derivate per la libertà del nostro Paese.
Sul piano invece più strettamente politico, ci lasciano senza parole, come cittadini di questo Stato, le affermazioni del presidente della provincia Ettore Pirovano, secondo cui “il Concilio ha stabilito che la religione cattolica è la religione della Repubblica italiana”. Non sappiamo da che fonte abbia tratto tale informazione, come pure non sappiamo a che Concilio si riferisca (presumibilmente il Vaticano I). A noi risulta che “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” (art. 7 della Costituzione). Quando un uomo delle istituzioni fa affermazioni palesemente incostituzionali, siamo in presenza non solo di una palese faziosità, ma, peggio ancora, di una grave deformazione del ruolo pubblico che un’istituzione repubblicana esige.
Chiunque entri nella nostra chiesa di viale Roma non può fare a meno di notare, nella volta sopra la navata, non un crocifisso, ma una nuda croce: per i cristiani (quindi anche per noi) Cristo è il risorto e la nuda croce è lì a ricordarci la sua morte ignominiosa, che però non ha avuto l’ultima parola. Noi, pur con tutti i nostri limiti, ci sforziamo di predicare la pazzia della croce (1 Corinzi 1, 18), predicazione che riteniamo sia resa vana dall’idolatria di un crocifisso “ri-crocifisso” da meri interessi di bottega (politica o religiosa che sia). Se questa non è una prospettiva che dovrebbe unire tra loro tutti i cristiani, ci chiediamo seriamente che senso abbia parlare di cammino ecumenico.
Con la più viva cordialità.
Comunità cristiana evangelica di Bergamo
Fonte: “L’Eco di Bergamo”, venerdì 6 Novembre 2009, p. 7
Per la cronaca riporto il testo dellla Corte europea per i diritti dell’uomo tradotto in italiano dal francese. http://setiitalia.altervista.org/sentenza.html